La propria destinazione non è mai il luogo, ma un nuovo modo di vedere le cose. (H. Muller)
Sono Nadia Romano e la mia storia nasce tra le campagne di Montemarano, alla contrada Iampenne.
Con la speranza di lasciare una testimonianza per il futuro, documento la vita nelle campagne affidando il racconto alle persone, alla flora e alla fauna che incontrerò.

Le mie radici
Fin da bambina ho vissuto il mondo rurale in modo diretto, a contatto con la terra, con le piante, con gli animali e con le persone che lo abitavano ogni giorno.
È lì che è nata la mia biofilia: un legame spontaneo con la vita in tutte le sue forme.
Con il tempo, questo sguardo si è ampliato, trasformandosi in una ricerca più profonda del rapporto tra uomo, natura e territorio, avvicinandomi a quella che oggi riconosco come una mia personale forma di geosofia.
Devo molto ai miei genitori, Pasqualina e Soccorso, e ai vicini di casa, Angiolina, Michelina e Soccorso.
Angiolina mi ha trasmesso l’interesse per la flora spontanea: la ricordo nei campi a raccogliere cicorie e sonchus e tra i campi di grano a eliminare le erbe infestanti.
Michelina mi ha insegnato il valore della vicinanza: ogni mattina era sull’uscio di casa ad aspettare il mio passaggio semplicemente per un saluto.
Soccorso mi ha trasmesso il senso più autentico dell’aiuto: sempre presente, sempre pronto, senza chiedere nulla in cambio.
I miei genitori mi hanno insegnato il sacrificio e il rispetto. A loro devo la passione per gli animali, la manualità e le conoscenze agrarie.
Sono ricordi che si intrecciano al mondo del vino, momenti che mi accompagnano oggi ed è da qui che nasce tutto ciò che ho scelto di raccontare.
Due mondi, il desiderio di ritorno
Prima ancora di comprendere questa mia inclinazione per la natura, è stata la tecnologia ad affascinarmi.
Oggi il mio percorso si muove tra due realtà.
Da un lato lavoro nel campo dell’informatica, un mondo fatto di sistemi, integrazioni, innovazione, intelligenza artificiale.
Dall’altro, la terra continua a essere il mio punto di riferimento, attraverso la riorganizzazione della fattoria di famiglia.
Oggi non vivo più a Montemarano, ma vi ritorno ogni fine settimana. È un legame che non si è mai interrotto, ma solo trasformato. Con il tempo, Montemarano non più solo un luogo da raggiungere, ma il posto in cui tornare a vivere.
Il mio modo di guardare la vigna
Nel tempo, il paesaggio agrario di Montemarano è cambiato: dal colore dorato del grano al foliage autunnale dei vigneti.
Un tempo queste terre erano un mosaico di campi di grano, avena e mais, intervallati da piccole vigne e uliveti.
Oggi ci sono vigneti, uliveti e boschi; solo a tratti si intravedono dei campi di grano.
I vigneti ricordano la capacità dell’uomo di adattarsi al cambiamento dei tempi. I boschi, invece, celebrano la forza della natura, che riprende il suo spazio quando l’uomo smette di coltivare.
I campi di grano, di mais e di fieno dei miei ricordi sono scomparsi, lasciando posto a vigneti e uliveti. Sono circondata da vigneti di Aglianico, ma non vedo solo viti. Non vedo erbacce. Vedo connessioni, equilibrio, relazioni. Vedo bellezza.
Perché nasce Vignando – Andar Per Vigne
Vignando nasce dal desiderio di osservare e raccontare ciò che spesso passa inosservato: i ritmi lenti, la vita che si muove tra le vigne e le campagne e le persone che la popolano.
Alcune persone sono già un ricordo.
Altre non ricordano più.
Altre ancora attraversano il loro crepuscolo con consapevolezza, altre con rabbia e sconforto.
A tutte queste persone vorrei restituire tempo.
Posso farlo solo raccontando ciò che i miei occhi hanno visto e continuano a vedere, attraverso il filtro delle mie radici.
Vignando è un omaggio a chi ha costruito ciò che oggi abbiamo.
Un modo per riconoscere il valore di un mondo che va compreso e custodito per dargli un futuro.
Infine…racconto per non perdermi.
Un percorso da condividere
Da qui continuiamo insieme. Con il tempo documenterò, piano piano, ciò che ricordo e ciò che vedo.
Ti ringrazio per la tua vicinanza.
Nadia Romano
