Il colore giallo delle sere di maggio
È il colore delle ginestre che in questo periodo accende le colline dell’Irpinia, accompagna il risveglio delle vigne e il lento allungarsi delle giornate.

Per la tradizione cattolica, maggio è il mese dedicato alla Madonna. È mese di devozione semplice e profonda, di rinunce, promesse e preghiere. Un tempo era anche il mese delle processioni serali per le campagne.
A Castelfranci, Don Vincenzo organizzava veglie itineranti nelle case che, a turno, ospitavano la statua di Santa Maria del Soccorso. Famiglie, parenti, vicini e amici si ritrovavano per accompagnare la madonna in processione fino all’abitazione successiva e per pregare insieme, condividendo un momento di fede, comunità e appartenenza.

Per gentile concessione della famiglia L. Romano.
In occasione di queste celebrazioni si portavano in dono dei fiori. I petali venivano sparsi lungo il percorso della processione come segno di devozione e rispetto. Lo stesso che accade oggi nelle processioni del Corpus Domini, quando per i vicoli del paese sono allestiti piccoli altari adornati con i fiori e i ricami del corredo antico.
Tra questi fiori, rose e ginestre occupavano e occupano un posto speciale.

Ed è proprio la ginestra comune (Spartium junceum) a colorare di giallo le campagne in questo periodo, in contrasto con il verde brillante dei nuovi germogli della vite.
Fiorisce generalmente tra maggio e luglio, ma raggiunge il suo massimo splendore tra la seconda metà di maggio e la metà di giugno.
Da lontano appare come un’esplosione di piccoli fiori dorati.

Da vicino, invece, ogni fiore rivela una struttura sorprendentemente raffinata.

I suoi petali formano una sorta di vela, due ali e una piccola carena, proprio come una barca.
È all’interno di questa carena che la pianta custodisce il polline, in attesa della visita di un’ape o di un bombo.
Basta il peso dell’insetto sulla corolla perché il meccanismo si attivi e il polline venga liberato in una piccola esplosione dorata, aderendo al suo corpo e iniziando il viaggio verso altri fiori.
In queste settimane il profumo della ginestra si fa intenso e si intreccia a quello delicato dei fiori della vite.
Un profumo che accompagna il lavoro nei campi, si diffonde lungo i sentieri e riempie l’aria delle giornate più luminose.

Talvolta il profumo della ginestra riaffiora nel calice di un Fiano di Avellino. Un richiamo sottile ma riconoscibile che riporta alla memoria il ronzio delle api, il colore delle colline e la luce delle sere di maggio.
Ed è in questi momenti che il vino smette di essere soltanto una bevanda e diventa custode di aromi, sapori e frammenti di paesaggio.
Custode di stagioni.
Custode di ricordi.
